Cane ucciso sul terrazzo di casa, incontro a scuola per i diritti degli animali

A maggio saremo qui. Tribunale di Livorno

 Incontro al liceo Cecioni di Livorno con Giorgio Panariello per parlare dei diritti degli animali. L’iniziativa è nata dall’impegno di Arianna Lucisano, il cui cane Snoopy venne ucciso nell’estate 2015 sul terrazzo di casa da un colpo di fucile. Servizio di Irene Carlotta Cicora, video Novi.

LIVORNO. È sconvolto e dice di non dormire da giorni «per il senso di colpa». Racconta di aver sparato dopo «essere rientrato a casa dal turno di notte», e di aver premuto il grilletto dalla finestra «solo per fare smettere il cane di abbaiare, perché non riuscivo a dormire». E giura, infine, che non aveva nessuna intenzione di uccidere . A distanza di sei giorni dalla morte del cane Snoopy, meticcio di sette anni trovato morto sul terrazzo dai padroni, in via Don Davide Albertario, quartiere Corea , l’indagine per risalire al responsabile è arrivata a una svolta decisiva.

L’uomo dal quale i carabinieri giovedì sono andati a bussare sequestrandogli una carabina rintracciata grazie al registro delle vendite, il giorno successivo si è presentato in caserma e ha confessato: «Sono stato io». Si tratta di un livornese di 37 anni che lavora in porto e abita a pochi palazzi di distanza dai padroni di Snoopy. E la sua terrazza che in linea d’aria dista una cinquantina di metri da quella teatro dell’uccisione. Nella lunga deposizione che adesso dovrà ripetere davanti al pubblico ministero Gianfranco Petralia, ha spiegato anche di avere paura «per le conseguenze che potrebbero capitargli». In molti, infatti, hanno invocato – soprattutto su Facebook – il linciaggio e la pubblica gogna per il responsabile del cane.

«Quando ho sparato – ha detto – ho mirato al terrazzo. Ero distante, mai avrei pensato di poterlo colpire». Invece il pallino – l’autopsia dovrà dare l’ultima conferma – ha perforato l’arteria dell’aorta dell’animale provocandone il decesso. Agli investigatori ha spiegato anche di aver comprato quella carabina giocattolo, «una decina di giorni prima», e di averla provata qualche volta in campagna, mirando ai topi: «Li ho colpiti ma loro scappavano, quindi pensavo che quell’arma non potesse certo uccidere. Il giorno dopo – prosegue- quando ho letto la notizia non ci potevo credere». Ora il trentasettenne è indagato con l’accusa di uccisione di animali, un reato per il quale si rischiano fino a due anni di reclusione.

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