Tutela Giuridica

Reati a danno degli animali ed illeciti amministrativi

francesca-menconiLa legge nr. 189/2004 è stata introdotta con lo scopo di adeguare la tutela animale con la mutata sensibilità sociale al mondo animale ed ha introdotto quattro nuove ipotesi delittuose reprimendo qualsiasi forma di maltrattamento affinchè la sua portata applicativa investa tutte quelle situazioni di fatto, le cosiddette prassi generalizzate, rendendole finalmente illegali. A mero titolo esemplificativo si può far riferimento all’uso dei collari elettrici sempre più condannato dalla giurisprudenza penale seppur in assenza di espliciti divieti di utilizzo in tal senso, all’utilizzo dei richiami vivi come barbara pratica venatoria ai crostacei lasciati vivi sul ghiaccio, tutte pratiche generalmente ammesse per uso o prassi, ma che attualmente sono messe in discussione dalla giurisprudenza perché contrastanti con l’applicazione della nuova normativa e la mutata considerazione dell’animale quale essere senziente. Le quattro ipotesi delittuose introdotte nel capo IX bis del codice penale rubricato dei ‘Delitti contro il sentimento per gli animali’ ovvero l'uccisione, maltrattamento, spettacoli o manifestazioni vietate e divieto di combattimenti concernono dunque reati che da un lato arrecano un danno al sentimento di pietà per gli animali e dall’altro producono anche la lesione dell’animale stesso. Elemento comune a tutte le fattispecie di reato è il concetto di animale che abbandona la restrittiva interpretazione annoverando ogni essere vivente in quanto tale senza alcuna esclusione tra animali d'affezione e non. Accanto alla normativa penale, sono state poi introdotte alcune sanzioni amministrative ed alcune norme civili di riferimento quali quelle introdotte dalla legge nr. 201/10. Analizziamole.

UCCISIONE DI ANIMALI: ART 544 bis C.P. Il primo reato che apre il nuovo capo a tutela degli animali è l’art 544 bis c.p. concernente l'uccisione di animali che punisce con la reclusione fino a 4 anni ‘chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale’. Tale tipologia di reato è innanzitutto un reato c.d. comune ovvero può essere commesso da chiunque ed a forma libera, incentrato sull’azione di cagionare la morte dell'animale ovvero di privarlo della sua vita sia attraverso comportamenti attivi che omissivi. Irrilevante, dunque, al fine dell'integrazione del reato, è il mezzo impiegato per cagionare il decesso dell'animale, che può essere fisico, diretto o indiretto. L'uccisione di animali deve dunque avvenire per crudeltà o senza necessità: trattasi di requisiti derivanti dall'originaria formulazione dell'art. 727 c.p. che puniva l’incrudelimento degli animali senza necessità ma che, oggi, sono puniti in via alternativa. Per crudeltà si fa riferimento all'inflizione, da parte dell'uomo di gravi sofferenze fisiche all'animale così come confermato nella sent. 29487/201 del 2013 nella quale la Corte ha condannato l'imputato per aver sparato con un carabina spropositata un coniglio domestico. Per quanto invece concerne l'assenza di necessità, si fa riferimento al caso in cui l'animale venga ucciso come unica soluzione al fine di evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno alla persona o per impedirne l'aggravamento. Per quanto riguarda infine l’elemento soggettivo, il delitto è punito esclusivamente a titolo di dolo non anche di colpa e più precisamente a titolo di dolo generico consistente nella volontà d’uccidere indipendentemente dalla morte dell'animale essendo sufficiente la possibilità che tale evento si concretizzi. La circostanza che non sia punibile a titolo di colpa è confermato, altresì, dalla collocazione fra i delitti e non nelle contravvenzioni. A tal proposito giova ricordare la sentenza del Tribunale penale dell’Aquila del 29 marzo 2007 che ha condannato un veterinario per aver ordinato la soppressione per futili motivi di nove cuccioli di cane, e ad un suo funzionario, esecutore materiale della soppressione. Solo se l’uccisione sia contenuta entro i limiti della causa giustificatrice deve ritenersi che il 544 bis c.p.. non trovi applicazione; conseguentemente occorre volta per volta verificare che sia rinvenibile o meno una reale situazione di necessità della condotta che ha portato alla morte dell’animale poiché solo in tale situazione la norma incriminatrice deve ritenersi non trovi applicazioni e tale valutazione sarà affidata al prudente apprezzamento dell’autorità giudicante.

MALTRATTAMENTO D’ANIMALI: ART 544 TER C.P. - L’articolo 544 ter c.p. punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro, chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale Come il reato esaminato precedentemente, anche questo è un reato comune, a forma libera e rappresenta una norma penale mista, contenendo diverse previsioni consistenti alternativamente al primo comma nel cagionare una lesione ad un animale o nel sottoporlo a sevizie, fatiche, o comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. La prima fattispecie considerata consiste nel cagionare una lesione, laddove per lesione, richiamando l’art 582 c.p. deve intendersi qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo che comporti un'apprezzabile diminuzione dell’integrità psicofisica dell’animale. Per quanto riguarda la sottoposizione a sevizie o a fatiche o a comportamenti insopportabili per le caratteristiche etologiche è da rilevarsi come, secondo la giurisprudenza di legittimità, le sevizie consistono nella sofferenza e nei patimenti inflitti all'animale mentre per lavori insopportabili ed incompatibili con le caratteristiche etologiche dell'animale, devono esser tali da superare il limite imposto dalla natura in riferimento al singolo animale. Preme precisare che, mentre il legislatore punisce chi produce lesioni solo se arrecate per malvagità e senza un'esigenza particolare, le sevizie, le fatiche ed i lavori insopportabili sono puniti a prescindere dalla volontà o meno della condotta umana. Il secondo comma dell’articolo in esame prevede poi per la prima volta il reato di somministrazione di sostanze stupefacenti o vietate indipendentemente dal concetto di necessità o di crudeltà. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo dell’art 544 ter c.p., anche questo tipo di reato come il precedente è punibile solo a titolo di dolo escludendo qualsiasi forma colposa di negligenza, imprudenza e imperizia. Infine, il terzo comma dell'art. 544-ter prevede una circostanza aggravante ad effetto speciale, che porta un aumento fisso della metà della pena, il caso in cui dalle condotte di cui sopra, derivi la morte dell'animale. Tale aggravante sussiste solo se la morte dell'animale è conseguenza non voluta del maltrattamento, e della quale l'agente neppure ha accettato il rischio, in caso contrario, evidentemente, si configurerebbe il reato più grave di uccisione di animali ex art 544 bis c.p.

SPETTACOLI E MANIFESTAZIONI VIETATI: ART 544 QUATER C.P., L’art. 544-quater c.p., comma 1, punisce con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali salvo che il fatto costituisca più grave reato. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per se o per altri o ne derivi la morte dell'animale. Il Legislatore ha voluto dunque sanzionare due tipologie di condotta, quella di chi organizza lo spettacolo o la manifestazione, e quella di chi se ne fa promotore, lasciando impunita la condotta di chi assiste al fine di contrastare l'organizzazione criminale che operano nel settore delle scommesse. Vengono dunque condannate le manifestazioni e gli spettacoli che provocano strazio e sevizie anche quando essi non siano espressamente vietati dai regolamenti comunali o dalle ordinanze. Per quanto riguarda l'organizzazione e la promozione, occorre rilevare che, la maggior parte della dottrina li identifica rispettivamente in un gruppo di persone disposte in modo coordinato a conseguimento di uno risultato in vista della realizzazione di una manifestazione o di uno spettacolo mentre la promozione è caratterizzata dall'iniziativa di un soggetto che induce altre persone a parteciparvi. Tali eventi possono consistere in ogni forma di manifestazione, spettacolo, dimostrazione posta in essere in presenza di un pubblico (a mero titolo esemplificativo, si considerino le ipotesi di corse di cavalli e lotte tra cani clandestine) laddove per spettacolo devono intendersi tutte le forme di rappresentazione destinate ad un pubblico che vi assista, mentre le manifestazioni sono avvenimenti di qualsiasi tipo destinati ad un vasto pubblico. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo anche questo reato è punibile a titolo di dolo generico ovvero la condotta di chi organizza spettacoli o manifestazioni con la consapevolezza che comportano sevizie o strazio per gli animali. Infine, merita un accenno, le aggravanti in base alle quali la pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale”. La legge 201/10 di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, ha altresì introdotto diverse disposizioni concernenti manifestazioni, fiere etc. In particolare “Gli animali da compagnia non possono essere utilizzati per pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni o manifestazione analoghe a meno che: - l’organizzatore non abbia provveduto a creare le condizioni necessarie per un trattamento di tali animali che sia in conformità con i requisiti dell’articolo 4 paragrafo 2 e che - la loro salute ed il loro benessere non siano messi a repentaglio. Nessuna sostanza deve essere somministrata ad un animale da compagnia, nessun trattamento deve essergli applicato, né alcun procedimento utilizzato per elevare o diminuire il livello naturale delle sue prestazioni: – nel corso di competizioni – in qualsiasi altro momento, qualora ciò possa mettere a repentaglio la salute ed il benessere dell’animale.

COMBATTIMENTI TRA ANIMALI ’ART 544 QUINQUIES C.P. L' art. 544 quinquies c.p. prevede quattro autonome fattispecie di reato consistenti nel promuovere, organizzare o dirigere combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono mettere in pericolo l'integrità fisica allevare o addestrare animali destinandoli alla partecipazione ai combattimenti di cui al comma precedentemente esser proprietari o detentori degli animali impiegati nei combattimenti qualora consenzienti Il Legislatore ha inteso tutelare scongiurare e combattere il fenomeno, sempre più dilagante, del fenomeno dei combattimenti e delle competizioni tra animali nonché delle scommesse clandestine. Le attività ora descritte comportano un aumento di pena “da un terzo alla metà”, in base a tre circostanza aggravanti ad effetto speciale, ovvero se “sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate”, se “sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni”, se “il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni”. Per quanto attiene le attività vietate, l’art. 544-quinquies fa riferimento ai combattimenti e alle competizioni non autorizzate laddove per combattimenti devono intendersi tutte quelle forme di scontro cruento tra opposti animali, destinato a produrre un vincitore ed un perdente; in altre parole una lotta tra animali della stessa o di diversa specie teso alla sopraffazione fisica di uno rispetto all'altro mentre per competizione non autorizzate, esse vanno intese come “gara o incontro ove prevale l’aspetto agonistico ovvero in cui siano impegnati nel superamento reciproco senza tuttavia che vi sia lo scontro fisico. La prima ipotesi criminosa punisce in via alternativa chiunque promuove dirige organizza combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica. Per promotore deve intendersi chi prende l'iniziativa ed abbia ideato la competizione o il combattimento persuadendo altri a prendervene parte mentre l'organizzatore è colui che che predispone tali eventi scegliendo e coordinando i mezzi e le persone necessarie per farli. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, anche in questa fattispecie è necessario il dolo generico, dunque anche eventuale consistente nella coscienza e volontà di porre in essere le singole condotte di cui sopra. Infine, preme precisare che, in tutti i casi di cui sopra, è sempre prevista la confisca dell'animale in caso di condanna, salvo che non appartenga a persona estranea dal reato così come disposto dall'art. 544 sexies c.p.

CONCHECTOMIA E CAUDOTOMIA L'ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 prevede il divieto di interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi, quali il taglio delle orecchie, delle corde vocali o della coda fatta eccezione per i cani appartenenti alle razze canine riconosciute alla F.C.I. con caudotomia prevista dallo standard, sino all'emanazione di una legge di divieto generale specifica in materia. L'intervento chirurgico deve essere eseguito e certificato da un medico veterinario, entro la prima settimana di vita dell'animale mentre gli interventi chirurgici su corde vocali, orecchie e coda sono consentiti esclusivamente con finalità curative e con modalità conservative certificate da un medico veterinario. Gli interventi chirurgici effettuati in violazione a quanto indicato sono da considerarsi maltrattamento animale ai sensi dell'articolo 544-ter del codice penale. Allo stesso modo la legge 4 novembre 2010, n. 201 di Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo nel 1987 prevede l’obbligo morale per l’uomo di rispettare tutte le creature viventi in ragione del loro contributo ad elevare la qualità della vita dell’uomo e per i legami particolari che si sono ormai creati con gli animali da compagnia. La Legge vieta il taglio della coda e delle orecchie, la resezione delle corde vocali, l’estirpazione delle unghie e dei denti ad eccezione dell'ipotesi nella quale un medico veterinario considera tale intervento necessario nell’interesse dell’animale e quindi ai fini di garantirne il benessere. Viene, inoltre, consentito l’utilizzo degli animali da compagnia nelle pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni e nelle manifestazioni pubbliche solo se vengono rispettate le condizioni di salute e di benessere dell’animale in considerazione della specie, razza e dell’età

UCCISIONE DI ANIMALE ALTRUI :ART 638 CP La legge 189 del 2004 ha modificato altresì l’art 638 c.p. che, sotto la rubrica “uccisione di animali altrui” punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad Euro 309 chi uccide o danneggia un animale altrui salvo che il fatto non costituisca più grave reato. La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria. Tale articolo tutela il bene economico animale in virtù di una ormai anacronistica visione patrimoniale dello stesso che è reso inservibile dalla condotta dell’agente mentre l’inserimento di tale clausola di sussidiarietà serve a regolare i rapporti tra tale reato sussidiario ed i più gravi reati di uccisione ex art 544 bis e ss, stabilendo il rapporto di specialità tra norme atto ad evitare il concorso apparente. Per necessità si intende l'esigenza di proteggere un valore giuridico senza alcuna alternativa possibile ossia la necessità di uccidere l'animale per pervenire p evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravarsi di un danno alla persona o ai propri beni. Anche in questo caso si tratta di un reato comune ed a forma libera ovvero integrabile attraverso una condotta attiva o omissiva. Per uccisione di animale si intende porre fine alla sua vita mentre renderla inservibile significa pregiudicarla in maniera definitiva. La nozione di deterioramento, infine, indica qualsiasi danno arrecato all'animale e tale dal ridurre la sua integrità. Anche in questo caso al fine dell'integrazione del reato si necessita del dolo generico ovvero la coscienza e la volontà di uccidere l'nimale nella consapevolezza che si di qualcun'altro.